Fujifilm GFX 100 RF
La nuova Large Format Fujifilm GFX100RF va compresa, è un modello che trae facilmente in inganno: dietro questo velo di semplicità dato dalle opzioni creative di cui dispone, si nasconde una fotocamera molto selettiva e complessa.
Il progetto di Fujifilm è sicuramente azzardato ma decisamente innovativo. Cercare di strizzare un sensore medio formato in un corpo da compatta comporta molte sfide, di quelle che se sei l’ingegnere a cui è stata affidata la progettazione probabilmente non ci dormi la notte: devi scendere a compromessi, devi accettare delle rinunce, devi soppesare ogni decisione per poter creare un prodotto funzionale e che rispecchi una certa filosofia. E quell’ingegnere insonne ha lavorato molto bene.
Nei giorni scorsi sono stato a Venezia per provare la nuova Fujifilm GFX100RF. Avevo già alcune idee che mi ero prefabbricato durante l’X-Summit ma, come spesso accade, queste vanno smussate e limate con la consapevolezza che si può ottenere solo da un’effettiva prova sul campo. A dire il vero una prova davvero molto breve: mezza giornata non basta per poter utilizzare al pieno delle sue potenzialità questa macchina. Basta però per poter entrare nel suo spirito. Come ben sapete ho le mie idee, credo che ogni oggetto abbia un fine tutto suo..e anche questo non è da meno. È una fotocamera complessa spacciata come semplice, una fotocamera che dà tante opzioni creative, talmente tante possibili scelte da prendere in fase di scatto che ad un certo punto possono addirittura farti perdere il controllo della scena. È un prodotto verticale, una macchina che libera il suo potenziale solo tra le mani di chi già sa quello che vuole e come ottenerlo. In soldoni: una X100 VI per adulti.
Le caratteristiche tecniche ormai sono di pubblico dominio, molto semplici a dire il vero. Fujifilm non ha fatto altro che prendere una GFX 100S II e strizzarla all’interno di una X100 VI, non ha cambiato nulla..o quasi. Il sensore è un classico CMOS II da 102 Mpxl e qui una postilla è doverosa: per quanto Fujifilm nel comunicato stampa lo descriva come “high speed”, ad alta velocità, non è ovviamente lo stesso CMOS HS utilizzato per GFX 100 II. Il processore è l’ultimo X-Processor V che supporta algoritmi AI, necessari al sistema AF ibrido da 425 punti per rilevare umani, animali, uccelli, automobili, bicilette e moto, treni e aerei; qui l’unica differenza è la raffica, che passa da 7 fps a 6 fps. Identico anche il mirino EVF, un pannello LCD da 5.76 milioni di punti, così come il display basculante posteriore da 3″ e 2.1 milioni di punti.
Quindi sono proprio identiche? Nì. La nuova RF ha un obiettivo a focale fissa 35mm F4, equivalente ad un 28mm F3.1 su Full Frame, composto da dieci elementi suddivisi in otto gruppi, con due lenti asferiche. È dotato di otturatore centrale (Leaf Shutter), soluzione questa che permette di mantenere un corpo abbastanza snello e di dare due grandi vantaggi: il primo è sicuramente il synchro flash con ogni tempo di scatto, il secondo è di azzerare le micro vibrazioni della tendina. Quest’ultimo aspetto si rivela più che mai necessario anche per minimizzare il micromosso, data la mancanza di una stabilizzazione a sensore IBIS.
Fujifilm GFX 100RF | Fujifilm GFX 100S II | |||
Sensore | — | CMOS II | — | CMOS II |
Risoluzione | — | 102 Mpxl | — | 102 Mpxl |
Processore | — | X-Processor V + AI | — | X-Processor V + AI |
Stabilizzazione | — | No | — | IBIS 8 stop |
Otturatore | — | Centrale (leaf shutter) | — | Sul piano focale (a tendina) |
ISO | — | 100 – 25600 | — | 100-12800 |
EVF | — | 5760000 | — | 5760000 |
Display | — | 3” basculante | — | 3” basculante |
AF | — | 425 punti | — | 425 punti |
Raffica | — | 6 fps | — | 7 fps |
Video | — | 4K UHD/30p | — | 4K UHD/30p |
Memoria | — | Dual SD UHS-II | — | Dual SD UHS-II |
Dimensioni | — | 133.5 x 90.4 x 76.5 mm | — | 150 x 104.2 x 87.2 mm |
Peso | — | 735 g | — | 883 g |
Esternamente è poco più lunga e più alta di una X100 VI ma è costruita decisamente meglio. Fujifilm ha voltato le spalle alla pressa: calotta, fondello e ghiere sono ricavate dal pieno da un unico blocco di alluminio e la differenza si sente, dando un senso maggiore di solidità a tutta la fotocamera. Grande novità, centrale ed in bella vista, la nuova Aspect Ratio Dial, una ghiera che permette di scegliere tra 9 diversi formati di scatto: 4:3, 3:2, 16:9, 65:24, 17:6, 5:4, 7:6, 1:1 e 3:4.
Sotto gli sportellini laterali troviamo da una parte un alloggiamento per un Dual Slot che accetta schede SD UHS II, dall’altra jack per cuffie, jack per microfono, porta USB-C e micro HDMI. Sul retro il tasto Q è leggermente infossato, quasi di difficile ritrovamento e pressione, forse l’unica nota stonata di un design decisamente ben riuscito. Sul fronte la ghiera personalizzabile è diventata un piccolo bilanciere tra il tasto di accensione ed il Digital Teleconverter mentre la ghiera che faceva passare da EVF ad OVF qui viene utilizzata come “tasto funzione”.
Cerchiamo subito di spiegare il discorso fatto in apertura. Quando dico che è “una X100 VI per adulti” non intendo sminuire assolutamente X100 VI: è una fotocamera che ho letteralmente amato e penso ve ne siate accorti leggendo il mio articolo quando l’ho provata. Qui però il gioco cambia. A parità (o quasi) di portabilità, quella APS-C è fatta per scattare tanto: dopo qualche giorno di vacanza si può tornare a casa facilmente con qualche centinaio di file, è fatta proprio per quello. Ma con RF gli scatti si riducono ad 1/10. È una macchina che ti obbliga a ragionare sulla storia che vuoi raccontare, a prenderti il tuo tempo, a studiare prima di scendere in strada e non tanto perché è una medio formato quanto perché la molteplicità di opzioni di cui dispone è una “finta libertà”, una piacevole gabbia dalla quale si riesce ad uscire solo digitando la giusta combinazione fatta di Film Simulation ed Aspect Ratio. È proprio in questa ghiera che risiede tutta la sua verticalità.
La superficie sensibile di una pellicola poteva essere impressionata in orizzontale per qualunque lunghezza, dipendeva infatti dalla fotocamera che si utilizzava..e Fujifilm ne aveva una per quasi ogni formato. In questo senso GFX100RF all’interno della Aspect Ratio Dial le contiene praticamente tutte. E la difficoltà è proprio questa: averle a disposizione contemporaneamente costringe ad una preparazione mentale specifica e a previsualizzare la scena ancor prima di trovarsela di fronte. La narrativa possibile diventa quindi infinita: la stessa identica situazione può essere raccontata in modo completamente diverso a seconda del formato che le si dà. L’attenzione può cadere su un particolare, su un soggetto, su un’architettura che possono essere nel frame se questo è un 4:3 così come possono esserci parzialmente se è un 1:1 o addirittura non esserci se è un 65:24. E questo studio, questo taglio, va fatto a monte perché sulla strada le azioni possono anche non essere ripetibili. Per cui questa ghiera va vista come strumento professionale, non come opzione “giocosa” messa lì per vendere un modello.
Ovviamente so bene che questo procedimento di inquadratura si può fare anche in postproduzione..ma non è la stessa cosa. Ritagliare dopo con l’intenzione di ricomporre la scena vuol dire aver sbagliato lo scatto. In ogni caso Fujifilm vi permette di farlo, ed in fin dei conti da un punto di vista buonista è anche giusto che sia possibile, perché il Raw (ma non il Jpeg) salvato sulla scheda è sempre a pieno formato. Ma se fosse stato per me avrei tolto questa possibilità rendendo questa macchina ancora più verticale al grido di “viva l’oltranzismo (ovviamente figurato)”. Alla fine si impara sbagliando, non certo mettendoci le toppe. Unendo alla Aspect Ratio Dial le Film Simulation avremo quindi molteplici sguardi differenti della stessa scena, un approccio molto più simile a quello di un direttore della fotografia che a quello di un fotografo.
Pur non essendo totalmente in linea con la sua filosofia di scatto, con X100 VI condivide sicuramente il concetto di portabilità. Pensare che in un corpo come questo risieda un sensore medio formato è qualcosa di abbastanza incredibile. Tutto lo spazio possibile è stato utilizzato. Per fare un esempio: dall’ultima lente dell’obiettivo al sensore c’è solo 1mm di spazio. Lo scalino sull’impugnatura, pur sembrando minimo, offre una presa molto salda e riesce ad ospitare tutta la mano, senza mignoli che fuoriescono da appoggiare sotto il fondello. Questo 35mm F4 è di buona qualità: ha la giusta focale per la fotografia di strada e offre uno sfocato di altissimo livello. Piacevole e pastoso quanto basta, si può massimizzare avvicinandosi al soggetto fino a ben 20 cm, una distanza minima davvero ragguardevole con la quale riuscire a staccare i piani in maniera incisiva. Da lontano invece le immagini potrebbero risultare più piatte se paragonate ad un obiettivo intercambiabile di pari focale e luminosità targato GF, però è nel gioco delle parti: ad esempio un GF 30mm F3.5 R WR sarebbe sbordato troppo sbilanciando il corpo, così come un GF 50mm F3.5 R LM WR avrebbe avuto un diametro troppo largo. In entrambi i casi lo spessore del corpo macchina sarebbe aumentato per fare spazio alla costruzione interna. Per cui quella scelta rimane la miglior soluzione possibile, almeno con la tecnologia di oggi.
Non avere l’IBIS di per sé non lo vedo come un grande problema. GFX100RF è davvero molto leggera e maneggevole e, a meno che non si abbiano gran problemi circolatori, si fa usare molto bene fino ad 1/50s. A mano libera non andrei oltre per un semplice motivo: al netto della nostra sicurezza, il grande formato non perdona mai ed il micromosso diventa visibile “come un toro in piazza Duomo” per dirla in maniera molto spicciola. Al calare delle luci però, se alla mancanza di stabilizzazione uniamo la luminosità F4, qualche grattacapo è impossibile non averlo. Di certo però con un po’ di astuzia si può ovviare a questo problema, le strade percorribili sono due. La prima è alzare gli ISO. Il sensore tiene il rumore a tutta la gamma nativa, quindi fino a 12800, senza un evidente degradamento dell’immagine; dai 25600 ISO in su la grana comincia a vedersi ma, tenendo come valore massimo quel famoso 1/50s che dicevo prima, di sicuro è meglio tornare a casa con una foto rumorosa che una foto mossa. La seconda è avere con sé un piccolo treppiede.
Prima che si levino sugli scudi tutti quelli che “andare in giro con un treppiede è scomodo” chiariamo però una cosa. Dato che la macchina è così compatta e leggera non serve certo un Manfrotto 055, basta un supporto da smartphone. Chi mai girerebbe per la strada con una macchina così importante, che costa quasi € 6000, nella tasca dei pantaloni o della felpa? Nessuno. Va portata comunque in un marsupio o simili..marsupio che potrà facilmente contenere oltre al tappo o al paraluce anche un piccolo stativo che misura si e no una spanna. Problema risolto. Il tutto perché bisogna sempre tenere a mente una cosa molto importante: con questa macchina nulla può essere improvvisato, tutto va pianificato a monte. È questa la sua forza.
Fujifilm avrebbe potuto fare di tutto con la tecnologia di cui dispone. Poteva mettere un mirino ibrido EVF/OVF come su X100 VI? Sì. Poteva mettere l’IBIS a 8 stop come su GFX 100S II? Sì. Poteva mettere un obiettivo più luminoso? Sì. E cosa avrebbe ottenuto? Una GFX 100S II con un mirino ibrido e focale fissa, un doppione che non avrebbe apportato nessuna novità e che per giunta sarebbe risultato meno flessibile della gemella ad ottica intercambiabile. Invece ha osato. Ha creato un modello che ritengo estremamente verticale, ragionato, rifinito, non perfetto per tutti perché non adatto a tutti. GFX100RF non è una macchina da street, è uno strumento professionale per reportage e documentary, un macchina per chi sa la storia che vuole raccontare e come ottenerla.